L’obiettivo della preparazione alla nascita è quello di rendere la donna capace di prevedere le fasi del parto e poterle riconoscere, di avere degli strumenti per gestirlo al meglio e di riuscire a dare una motivazione profonda alle proprie esperienze e scelte. In questo modo sarà padrona della propria integrità e salute, protagonista del proprio vissuto.
L’operato dell’Ostetrica — declinato nei contenuti, nelle metodologie di trasmissione del sapere e nelle strategie di gestione del gruppo — persegue l’obiettivo di promuovere nelle donne una superiore consapevolezza. Tale finalità è volta a consentire che la gestazione, l’evento del parto e l’incontro con il neonato reale si svolgano secondo il massimo grado di fisiologia esperibile da ciascuna donna, in funzione delle proprie strategie di adattamento (coping).
Il fulcro dell’agire professionale dell’Ostetrica risiede nella dimensione relazionale. Nel contesto dei corsi di accompagnamento alla nascita, la presenza costante della figura professionale e l’adozione di una struttura degli incontri fondata sulla ritualità e su una gestualità ricorrente consolidano nelle partecipanti il senso di prevedibilità. Parallelamente, l’ostetrica favorisce l’acquisizione di strumenti pratici e risorse relazionali atti a implementare la percezione di gestibilità dell’evento.
L’intervento professionale si estende inoltre alla rielaborazione dei vissuti e delle esperienze personali: l’Ostetrica ne restituisce una significazione più ampia e coerente, promuovendo il senso di significatività. In tal senso, si instaura un parallelismo tra l’agire dell’Ostetrica verso la donna e il legame che quest’ultima sviluppa con il feto. Come la maturazione intrauterina necessita della ritmicità degli stimoli e della sperimentazione di micro-esperienze per affinare le risorse necessarie alla nascita, così il riconoscimento del nascituro come entità presente e partecipe risulta vitale. Infine, la donna che riceve accoglienza e nutrimento all’interno della relazione con l’Ostetrica e acquisisce, per riflesso, la capacità di accogliere e nutrire a sua volta il proprio bambino.
Una funzione imprescindibile assolta dall’Ostetrica nell’organizzazione dei corsi di accompagnamento alla nascita consiste nella creazione di un territorio sociale d’elezione, all’interno del quale la donna possa sentirsi accolta e legittimata nel proprio processo di transizione alla maternità. In tale prospettiva, emerge la rilevanza fondamentale del gruppo, il quale si configura come un tessuto sociale materno vicario, capace di sopperire alla frequente frammentazione delle reti di supporto comunitarie contemporanee.
È precisamente l’immersione in questo ambiente a permettere alla gestante di interpretare i mutamenti fisici ed emotivi come espressioni fenomenologiche di salute e fisiologia. La condivisione dell’esperienza con i propri pari consente di normalizzare tali cambiamenti, sottraendoli alla percezione di “anomalia” o di sintomatologia disfunzionale tipica di modelli di fisicità estranei alla gestazione.
In questo contesto protetto, la donna acquisisce l’autorizzazione interna per adottare ritmi biologici e condotte comportamentali funzionali al benessere del nascituro. L’integrazione in un “cerchio di madri” riveste un’importanza cruciale, specialmente per le primipare: rappresenta il primo momento di appartenenza a una collettività in qualità di madre. Attraverso il confronto dialettico con le proprie simili — fatto di sostegno reciproco e di necessari momenti di contrasto — la donna trova la motivazione e l’orientamento necessari per assumere pienamente la responsabilità della cura e della tutela della nuova vita. Al contempo anche i partner hanno la possibilità di aprirsi e confrontarsi tra loro, elaborare il proprio vissuto e non sentirsi emarginati o esclusi nel percorso. Ricevere le stesse informazioni e contenuti permette alla coppia di costruire insieme e in complicità il personale piano del parto, rispettando i propri valori e desideri e questo crea un’alleanza che darà forza e unione in ogni fase, sia durante la gravidanza che durante il parto e il puerperio.
Il tipo o la quantità di nozioni che vengono trasmesse è importante fino ad un certo punto. Risulta determinante il processo di bonding che si instaura sia nel rapporto tra ostetrica e gestante, sia all’interno delle dinamiche intra-gruppo tra pari. Tale fenomeno trova riscontro nei cambiamenti neurobiologici caratteristici del periodo gestazionale, durante il quale si osserva una predominanza funzionale delle strutture cerebrali arcaiche (sistema limbico) a discapito delle funzioni puramente cognitive. Tale assetto favorisce una recettività orientata prevalentemente alla comunicazione non verbale, affettiva e istintuale.
In virtù di questa peculiare condizione psicofisica, le donne manifestano una sensibilità elettiva verso il clima relazionale del gruppo e le metodologie comunicative adottate. L’efficacia degli interventi non risiede dunque nella mera trasmissione di nozioni teoriche, quanto piuttosto nella qualità delle esperienze corporee ed emotive proposte. Gli stimoli sensoriali — olfattivi, acustici e tattili — fungono da ancoraggi mnemonici più persistenti rispetto ai dati di natura razionale e nozionistica.
Questa configurazione relazionale ricalca specularmente la diade madre-neonato nelle fasi immediatamente successive al parto: un momento in cui l’interazione è governata dall’istintualità e da un’intensa attivazione sensoriale, necessaria per il primo accoglimento.
Nella società odierna, fatta di giovani coppie con poco sostegno familiare accanto e pochi esempi diretti di maternage, è necessario diffondere l’offerta di corsi di accompagnamento alla nascita per promuovere una genitorialità consapevole, creare autonomia decisionale, empowerment. Gli esiti in termini di salute nel breve medio e lungo termine sono documentati ampiamente dalla letteratura scientifica, maggiori sono: la soddisfazione dell’esperienza, i tassi di allattamento materno, i tassi di parto fisiologico.






