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Due anni e mezzo fa Sonia mi contatta perché è in attesa del suo primo bambino, vuole ricevere un sostegno dopo il parto e sa che io sono esperta di allattamenti speciali. Si perché la sua situazione clinica richiede una formazione e un’esperienza specifica, Sonia ha avuto 5 anni prima una patologia neoplastica della mammella per cui ha dovuto ricevere sia la chirurgia conservativa (quadrantectomia) che radioterapia al seno destro.

Durante la gravidanza nessuno dei medici che ha incontrato le ha dato informazioni utili su cosa fosse utile fare per poter allattare il neonato fin da subito, anzi tutti erano scettici e riluttanti. Tanto da far credere a Sonia che nel suo caso un allattamento esclusivo fosse impossibile. Per motivi clinici viene fissata la data del cesareo, ha scelto un ospedale di secondo livello con un’equipe privata. Il neonato però vuole scegliere la data della sua nascita e infatti il giorno prima rompe le acque e chiede di uscire! L’intervento va bene il bimbo nasce sano ma in seguito all’aspirazione naso gastrica la mucosa esofagea sanguina e per questo viene separato dalla madre e ricoverato in neonatologia in osservazione.

Sonia e il bimbo restano separati per giorni, durante i giorni di degenza nessun operatore sanitario a contatto con la puerpera offre consigli su come estrarre latte. Una settimana dopo il parto vengono dimessi e una volta a casa Sonia attacca al seno il suo bambino che da subito è stato nutrito con formula dal biberon. Quando finalmente mi contatta e possiamo vederci, iniziamo un percorso per aumentare la produzione di latte con l’obiettivo per lo meno di raggiungere il 50% del fabbisogno nutritivo con il latte materno, attraverso l’uso del tiralatte. Il seno irradiato purtroppo non è in grado di produrre latte mentre il seno sano inizia ad essere molto generoso. A un mese di vita il bimbo è allattato prevalentemente dal seno con tre integrazioni di formula al giorno, questo ritmo prosegue per i primi sei mesi dopodichè con l’introduzione di cibo solido, gradualmente la formula viene eliminata del tutto e il piccolo viene allattato per i suoi primi due anni di vita.

Un mese fa è nato il secondo bimbo di Sonia, questa volta le sono stata accanto dalle ultime settimane di gravidanza, estraendo colostro e conservandolo in freezer e questa strategia le ha donato fiducia e ha aumentato la sua determinazione ad allattare il neonato dal primo istante di vita. Il bimbo è nato con un taglio cesareo elettivo anche questa volta, abbiamo lavorato affinchè la separazione tra madre e neonato fosse ridotta al minimo. Il bimbo appena nato e con ancora il cordone integro è stato poggiato sul petto della madre pelle a pelle, per i primi minuti di trasfusione placentare, poi il pediatra lo ha visitato nella stessa sala con la presenza di entrambi i genitori per poi tornare dalla madre e fare la sua prima poppata, mentre i chirurghi terminavano l’intervento. Non è fantascienza, si può fare, anzi si dovrebbe sempre garantire una nascita rispettata anche se chirurgica!

Questo allattamento è stato avviato con successo grazie al supporto ricevuto in continuità dalla gravidanza e per tutti i primi 10 giorni dopo il parto, con grande stupore del personale sanitario di contorno; una madre con pregressa patologia neoplastica della mammella sta allattando in maniera esclusiva il proprio neonato con grande soddisfazione e sentendosi finalmente in una condizione di salute e non di malattia.

Il binomio supporto professionale e rispetto della sacralità della nascita, hanno dato un risultato ottimale in termini di salute nell’immediato (miglior recupero post operatorio per la madre, benefici innumerevoli di ricevere colostro e latte materno nei primi giorni per il neonato) nel medio (crescita armonica e bilanciata, protezione verso le infezioni, modulazione del ritmo sonno veglia per la diade, maggiori competenze della madre nel rispondere ai vari segnali del neonato e quindi meno fatica) e nel lungo termine (si riduce di molto il rischio di recidive al cancro della mammella, minor rischio di cancro dell’ovaio, miglior recupero fisico, minor rischio di otite media, miglior risposta alle infezioni, si riduce il rischio di diabete, migliore neurosviluppo, si costruisce una solida relazione di accudimento).

Ad oggi nella Regione Lazio allattano in modo esclusivo nei primi 2-3 mesi dal parto il 46,5% delle donne e per i primi 4-5 mesi il 30,5% delle donne (“Sorveglianza Bambini 0-2 anni – Risultati 2022”); le raccomandazioni mondiali suggeriscono univocamente che un bambino deve prendere latte umano in maniera esclusiva per i primi sei mesi e gradualmente introdurre cibo solido con la speranza che si prosegua l’allattamento per i primi due anni o finchè la mamma e il bambino lo desiderino.

Cosa non funziona?

Non stiamo offrendo alle donne e alle famiglie il giusto supporto. Se paragoniamo i dati raccolti negli ultimi tre anni dall’università Unicamillus rispetto a un target di donne che ha intrapreso un percorso assistenziale basato sulla continuità in cui le ostetriche prendono in carico la salute della donna in gravidanza e la seguono durante il parto e fino al primo mese dal parto, notiamo che i tassi di allattamento esclusivo a 30 giorni sono del 97,3% e a sei mesi del 93,4%.

Possiamo affermare che la continuità di cura, una minore medicalizzazione del travaglio e del parto, un migliore bonding tra mamma e bambino, lo stretto legame che si forma tra la donna e l’ostetrica, sono fattori cruciali per aumentare il livello di salute pubblica.