Le emergenze durante il parto sono ancora un macro-argomento di discussione per chiunque si trovi ad affrontare questo tema o questa esperienza. La maggior parte dei racconti di nascita è triste e angosciante: storie di parti traumatici, manovre invasive, sangue e corse in sala operatoria. Così rappresentato, il parto si spoglia totalmente della sua eccezionalità e unicità, facendo emergere un unico messaggio: partorire è pericoloso.
Il travaglio e il parto sono il risultato di una danza ormonale ben precisa, ma semplice, che si modula in base agli stimoli esterni e interni. L’ambiente gioca un ruolo fondamentale nella regolazione neuroendocrina: brevi e intermittenti rilasci di ossitocina assicurano una valida contrattilità uterina che, a sua volta, favorisce la produzione di endorfine. Questi ormoni possiedono potenti capacità analgesiche e inducono la donna a ricercare un luogo sicuro, invitandola a ritirarsi in se stessa e a isolarsi dal contesto circostante (uno stato simile alla trance).
Descrivere questo processo è semplice, ma non sempre è facile realizzarlo. Il rilascio di questi ormoni dipende infatti dal senso di sicurezza percepito e da come l’ambiente influisce sull’espressione della competenza materna. In un ambiente intimo e rispettoso, il comportamento innato della donna in travaglio può esprimersi liberamente: può scegliere la posizione che preferisce, decidere di stare senza abiti nel rispetto della propria privacy e dare voce al proprio istinto senza condizionamenti.
Un altro fattore ambientale importante è il tempo. Ogni donna ha un proprio ritmo per affrontare questo passaggio. Accelerare o intervenire al solo scopo di rientrare in schemi standardizzati può condurre il parto dalla fisiologia alla patologia. La letteratura scientifica mostra come le emergenze siano più frequenti quando si attuano interventi non necessari o quando la donna prova ansia, paura, imbarazzo o rabbia. In queste condizioni vengono prodotti ormoni dello stress, come catecolamine e cortisolo, antagonisti dell’ossitocina. La conseguenza può essere un rallentamento o un arresto della progressione del travaglio e doglie più dolorose e meno gestibili. È inoltre noto che gli ormoni dello stress attraversano la placenta e raggiungono il feto.
Una conoscenza limitata della fisiologia del parto e della psiconeuroimmunoendocrinologia, insieme a una scarsa presenza di ostetriche accanto alle donne dalla gravidanza al postpartum in un’ottica di continuità assistenziale, ha avuto conseguenze sulla sicurezza del parto. Questa affermazione è supportata dalla letteratura scientifica, che evidenzia l’importanza di un rapporto one-to-one e della continuità assistenziale lungo tutto il percorso nascita.
I fattori relazionali sono modulatori fondamentali del senso di sicurezza percepito. Avere accanto un’ostetrica di fiducia, che conosce la donna e la sua storia e con cui si è costruita una relazione durante la gravidanza, favorisce un senso di sicurezza che permette alla donna di abbandonarsi pienamente all’esperienza del parto. L’ostetrica, dal canto suo, dispone di strumenti più efficaci per offrire un supporto personalizzato.
Conoscenza e fiducia reciproca sono essenziali per riconoscere i segnali di salute e distinguere le situazioni in cui ci si discosta dalla fisiologia. La relazione tra la donna e l’ostetrica, o la sua assenza, può determinare in modo significativo la qualità dell’esperienza della nascita, per la madre e per il bambino.






